Sole.
Fuori (è Maggio ormai, inizia a far caldo da queste parti, inizia a far capolino un'estate che tanto si è fatta desiderare), ma soprattutto dentro, sole sul viso, sulla mia pelle, nella mia testa e nel cuore.
Quante cose son cambiate da qualche mese a questa parte, dall'inizio di questo 2009, che si sta rivelando essere un anno con i controfiocchi, quante cose son cambiate da quei discorsi scoraggiati che facevo con Vittorio immediatamente dopo Capodanno, da quella sensazione di stanchezza e disperazione che mi aveva attanagliato questo inverno.
Un futuro pieno di progetti, immediati e lontani, studi che davvero stanno cominciando a piacermi e interessarmi come forse non avrei ritenuto possibile, una ragazza che non avrei potuto desiderare migliore, che amo, e che non voglio altro che rendere felice.
Ricordi, gemme che si son sommate, accumulate, fino a costituire un piccolo grande tesoro da custodire gelosamente, pronto per essere ammirato e lustrato nei momenti meno felici che mi dovrò trovare ad affrontare in un futuro spero più remoto possibile, pronto a ricordarmi quanto possa essere bella e luminosa la vita.
Ricordi, che non son per nulla sterili e isolati, ma vivi, frizzanti, con un proprio cuore pulsante, e pronti per essere rinvigoriti, rinverditi e replicati tante e tante volte, senza dover aspettare chissà quando, e che ogni giorno brillano sempre più di luce propria.
Ricordi, che si sommano, si mescolano e si confondono ai progetti, in un cocktail inebriante, dolce e vivace che mi rende orgoglioso di essere quello che sono, dove sono e qual è la mia vita, mi rende fiero delle scelte che ho fatto soprattutto in quest'ultimo periodo, e fiducioso rispetto a quelle future.
Perchè ho fatto tanti e poi tanti sbagli in vita mia (certo, sono un essere umano, e certe volte anche particolarmente testardo e ottuso), ma quel che importa è che me ne sia reso conto, quel che conta è che abbia cercato di riparare ai miei errori, e che in qualche caso ci sia anche riuscito, riuscito a capire quale sono le cose per le quali vale davvero la pena combattere, impegnarsi, conservare a tutti i costi.
E tu, amore mio, sei senza alcun dubbio in cima a questa lista.
E continuerai ad esserlo...
Non c'è parola forse più vera, urgente e pressante di un "grazie"...
domenica 17 maggio 2009
lunedì 6 aprile 2009
5.1.1 Let's Start 2009, Down Is The New Up, To China With Love
A riprendere in mano la "penna" (virtuale, chiaramente) per tornare a scrivere in questo spazio web, provo una strana sensazione. Familiarità da una parte, quasi timore dall'altra. Timore di rileggere quello che sentivo nei mesi scorsi, nel vedere l'evoluzione dei miei stati d'animo, nel riconoscere nel loro ripetersi una ciclicità che si trascina, provando ogni volta-ma senza molto successo, devo dire- a camuffarsi sotto forme variopinte e variegate; ciclicità che, bene o male, influenza la mia vita da troppo tempo.
Ma lasciamo perdere tutto questo, e aggiorniamo un po' i miei pochi, e probabilmente già tediati lettori sullo stato attuale delle cose (divagazione: mi vien mente Manzoni-che pur non ho mai certo amato- quando si riferiva ai suoi "quattro lettori". Solamente che lui era falsamente modesto, io solamente realista), cominciando dalla cosa più banale e scontata-chiaramente la spiegazione del titolo.
A dir la verità sulla seconda parte dello stesso c'è ben poco da dire, è semplicemente una canzone che mi è entrata in testa, senza nessun motivo particolare, ed è in heavy rotation sul mio itunes proprio mentre martorio l'italiano scrivendo queste righe; al contrario il "Down Is The New Up" ha un significato leggermente più profondo dietro e si riferisce alla risalita che, con fatica e passo dopo passo, son riuscito a realizzare da un paio di mesi a questa parte.
Oddio, non è che si possa certo dire che improvvisamente l'orizzonte sia diventato tutto rose e fiori, ma almeno posso affermare con sufficiente certezza che, almeno per il momento, non ho grossi motivi per cui lamentarmi, e questo, a guardarmi indietro, è ben più che qualcosa.
Sono, in pratica, di nuovo sul tratto migliore di questa montagna russa che è la vita, magari non proprio in cima, ma quantomeno sulla buona strada; e di questo devo ringraziare soprattutto persone e amici splendidi come Chiara e Giovanni (soprattutto la prima, a dire il vero), che mi hanno dato una grossa, grossa mano a rialzarmi, pur essendo ignari della cosa. Pur se non credo arriverete mai a questa pagina, mi sento di dirvi un immenso Grazie.
Di tutto cuore, veramente.
Certo, per precipitare di nuovo basta davvero poco, ma questa volta ho fiducia di essermi costruito abbastanza appigli, se non altro per non farmi troppo male in caso di nuova caduta...e poi, lasciatemi essere ottimista una volta ogni tanto, no?
In tutto un questo un ruolo non trascurabile lo ha avuto la mini-vacanza a Milano. Vacanza che mi ha portato a vedere due concerti molto belli, a passare giornate decisamente divertenti, ad aprire la mente, e a capire alcune cose.
Comprendere innanzitutto come a volte uno sguardo valga davvero più di mille parole dette ed altrettante mai pronunciate, come possa essere ancora più bello un concerto se visto con la compagnia giusta, come ci voglia davvero poco per passare una bella giornata. Tutte cose che magari, anzi sicuramente, sapevo già, ma che sono state confermate e controfirmate in brevissimo tempo, nel giro di un pomeriggio, con di sottofondo la musica di cinque (non) loschi figuri venuti dalla Svezia, e decisamente misconosciuti da queste parti.
E poi c'è stato anche spazio per qualche ragionamento più serio, sulla melanconica via del ritorno.
C'è stato spazio per il rendersi conto di come questa età stia volando, di come sarebbe un delitto perdere anche la minima opportunità, e allo stesso tempo di come coglierle tutte sia decisamente impossibile.
Certo, anche qui tutte cose già stranote, ma quando ti piomba addosso la consapevolezza (con tutta la pesantezza che possa assumere questo termine, assunto nell'accezione più pregnante possibile), è come aprire gli occhi per la prima volta. Rendersi insomma conto davvero che stiamo già camminando su una strada tracciata, e che, per quanto questa possa essere affascinante e multisfaccettata, ci precluderà per forza di cose alcuni aspetti della vita che pur parrebbero affascinanti.
Che poi, già, ad essere sinceri, ogni percorso già "tracciato", preconfezionato non mi attira per nulla (presente il "choose a life" di trainspotting?); carriera, lavoro, casaincampagna e minchiate varie mi appaiono al massimo parole vuote, volendo proprio far loro un complimento. Come dicevamo con Dublino, e riprendevo autonomamente con Vittorio, aprire un Pub sarebbe davvero l'unica cosa che mi/ci attirerebbe, ma al momento è più probabile, chessò, il mio diventare una rocknroll starrree, il che è tutto dire.
In ogni caso, capisco benissimo il LiveFastDieYoung, L'IHopeIDieBeforeIGetOld, Robert Smith che credeva che la vita finisse a 25 e simili, lo sento proprio a pelle.
Che poi penso non serva ricordare che Daltrey e Townshend adesso continuano a cantare da allegri 60enni, e lo stesso fa il leader dei Cure, con una decina di anni di meno.
Perchè, ovviamente, e non sono così stupido da non capirlo, si cambiano le prospettive con il tempo, ma non è certo un percorso facile, nè è automaticamente detto che porti alla serenità.
Staremo a vedere, che dire.
Drop your blood in China,
You will get rid of that mighty stone, oh yeah ...
Ma lasciamo perdere tutto questo, e aggiorniamo un po' i miei pochi, e probabilmente già tediati lettori sullo stato attuale delle cose (divagazione: mi vien mente Manzoni-che pur non ho mai certo amato- quando si riferiva ai suoi "quattro lettori". Solamente che lui era falsamente modesto, io solamente realista), cominciando dalla cosa più banale e scontata-chiaramente la spiegazione del titolo.
A dir la verità sulla seconda parte dello stesso c'è ben poco da dire, è semplicemente una canzone che mi è entrata in testa, senza nessun motivo particolare, ed è in heavy rotation sul mio itunes proprio mentre martorio l'italiano scrivendo queste righe; al contrario il "Down Is The New Up" ha un significato leggermente più profondo dietro e si riferisce alla risalita che, con fatica e passo dopo passo, son riuscito a realizzare da un paio di mesi a questa parte.
Oddio, non è che si possa certo dire che improvvisamente l'orizzonte sia diventato tutto rose e fiori, ma almeno posso affermare con sufficiente certezza che, almeno per il momento, non ho grossi motivi per cui lamentarmi, e questo, a guardarmi indietro, è ben più che qualcosa.
Sono, in pratica, di nuovo sul tratto migliore di questa montagna russa che è la vita, magari non proprio in cima, ma quantomeno sulla buona strada; e di questo devo ringraziare soprattutto persone e amici splendidi come Chiara e Giovanni (soprattutto la prima, a dire il vero), che mi hanno dato una grossa, grossa mano a rialzarmi, pur essendo ignari della cosa. Pur se non credo arriverete mai a questa pagina, mi sento di dirvi un immenso Grazie.
Di tutto cuore, veramente.
Certo, per precipitare di nuovo basta davvero poco, ma questa volta ho fiducia di essermi costruito abbastanza appigli, se non altro per non farmi troppo male in caso di nuova caduta...e poi, lasciatemi essere ottimista una volta ogni tanto, no?
In tutto un questo un ruolo non trascurabile lo ha avuto la mini-vacanza a Milano. Vacanza che mi ha portato a vedere due concerti molto belli, a passare giornate decisamente divertenti, ad aprire la mente, e a capire alcune cose.
Comprendere innanzitutto come a volte uno sguardo valga davvero più di mille parole dette ed altrettante mai pronunciate, come possa essere ancora più bello un concerto se visto con la compagnia giusta, come ci voglia davvero poco per passare una bella giornata. Tutte cose che magari, anzi sicuramente, sapevo già, ma che sono state confermate e controfirmate in brevissimo tempo, nel giro di un pomeriggio, con di sottofondo la musica di cinque (non) loschi figuri venuti dalla Svezia, e decisamente misconosciuti da queste parti.
E poi c'è stato anche spazio per qualche ragionamento più serio, sulla melanconica via del ritorno.
C'è stato spazio per il rendersi conto di come questa età stia volando, di come sarebbe un delitto perdere anche la minima opportunità, e allo stesso tempo di come coglierle tutte sia decisamente impossibile.
Certo, anche qui tutte cose già stranote, ma quando ti piomba addosso la consapevolezza (con tutta la pesantezza che possa assumere questo termine, assunto nell'accezione più pregnante possibile), è come aprire gli occhi per la prima volta. Rendersi insomma conto davvero che stiamo già camminando su una strada tracciata, e che, per quanto questa possa essere affascinante e multisfaccettata, ci precluderà per forza di cose alcuni aspetti della vita che pur parrebbero affascinanti.
Che poi, già, ad essere sinceri, ogni percorso già "tracciato", preconfezionato non mi attira per nulla (presente il "choose a life" di trainspotting?); carriera, lavoro, casaincampagna e minchiate varie mi appaiono al massimo parole vuote, volendo proprio far loro un complimento. Come dicevamo con Dublino, e riprendevo autonomamente con Vittorio, aprire un Pub sarebbe davvero l'unica cosa che mi/ci attirerebbe, ma al momento è più probabile, chessò, il mio diventare una rocknroll starrree, il che è tutto dire.
In ogni caso, capisco benissimo il LiveFastDieYoung, L'IHopeIDieBeforeIGetOld, Robert Smith che credeva che la vita finisse a 25 e simili, lo sento proprio a pelle.
Che poi penso non serva ricordare che Daltrey e Townshend adesso continuano a cantare da allegri 60enni, e lo stesso fa il leader dei Cure, con una decina di anni di meno.
Perchè, ovviamente, e non sono così stupido da non capirlo, si cambiano le prospettive con il tempo, ma non è certo un percorso facile, nè è automaticamente detto che porti alla serenità.
Staremo a vedere, che dire.
Drop your blood in China,
You will get rid of that mighty stone, oh yeah ...
martedì 3 febbraio 2009
5.0.1 Let's Start 2009, Fredde Atmosfere, Come Back
Già, sono tornato.
In realtà non volevo scrivere fino a quando non sarebbe finito questo periodo di esami, che di certo non mi sta regalando soddisfazioni, ma solo tensioni, arrabbiature, e in generale ben pochi sprazzi di luce.
Ma passiamo oltre, chè non è questo di cui voglio trattare; so solamente che questa sera, che nulla ha di speciale, nulla ha di diverso rispetto, ho sentito forte il bisogno di tracciare-virtualmente parlando-poche, sparute righe su questa pagina, da troppo trascurata, ma non per questo dimenticata.
In questi mesi, da Novembre a questa parte, tante cose son successe, più a livello interiore che esteriore, senza fatti eclatanti, ma con tante, piccole "picconate"-per riprendere il discorso là da dove l'avevo lasciato- che hanno confermato i miei peggiori dubbi di allora.
La bestia del ricordo, come l'avevo definita, è tornata in tutta la sua forza, a ruggire, a dilaniarmi, e, alleandosi con tanti altri fattori, subdoli e maligni serpenti velenosi, mi ha fatto star male, precipitare in un abisso, toccare il fondo più volte e scavare, scendere ancora e ancora, con veramente poche speranze di riveder le "stelle", quelle stelle che erano state un breve intermezzo nell'anno, appena passato, che certo non mi ha regalato molte soddisfazioni.
Giorno dopo giorno, mi sembrava di essere tornato a qualche mese fa, con qualche problema in più, con qualche speranza in meno; e anche adesso, in queste ultimissime settimane, in cui posso dire di stare quasi "meglio", sarebbe sciocco non rendersi conto di come al massimo possa dirmi di trovarmi in una strana situazione, come fossi anestetizzato, senza sentire granchè stimoli del mondo esterno, ma pronto a immediati, e spesso non troppo brevi, risvegli, in cui tutto il freddo del mondo, pungente, sembra penetrare sotto la mia pelle.
Nei momenti in cui tutto è ovattato, mi sembra talvolta di essere ritornato anche qualche anno indietro (e oggi lo sembravo anche fisicamente!), mi sento come se avessi non più di 17 anni, ma con la maturità (?), quel pizzico d'esperienza in più e tutta quella disillusione dei miei quasi 20 anni.
In realtà il me attuale con i miei 17 anni c'entra poco o nulla.
Tre anni fa, amando e riamato una ragazza che, in quel momento e per quel momento, era indubbiamente "giusta", mi chiedevo proprio come sarebbe stata la mia vita in questo momento, quando, libero dalle pastoie liceali, mi sarei trovato ad affrontare problemi ben più grandi di un'interrogazione di filosofia.
Adesso che quei "problemi" li ho affrontati, che ho iniziato, volente e nolente, un altro tipo di vita, con il suo lato luminoso e l'inevitabile lato oscuro, mi viene da guardare un attimo indietro.
Quella ragazza non c'è più, ne sono passate altre, più o meno importanti, più o meno sentite, e adesso mi ritrovo, da quasi o forse più un anno, innamorato (forse!) senza la benchè minima speranza, un sentimento che ha fatto sì che non riuscissi a essere totalmente me stesso con quelle che son passate, o son state lì lì, per "passare" da queste parti, un sentimento che son riuscito quasi a cancellare per qualche mese, a bloccare sotto colate imponenti di cemento armato, forse a "dimenticare", ma che, come la peggior erba cattiva, è riuscito rompendo le sue gabbie, a riemergere in superficie e inorgoglirsi in tutta la sua venefica potenza.
Perchè in realtà è un'ossessione, la famosa uva che non potrò mai cogliere, e che per questo, mi appare non solo così invitante, ma allo stesso tempo così necessaria, imprescindibile per farmi godere appieno del vero significato di "gioia".
Idealizzazione? Sì, ma in negativo, che ha prodotto, fra le altre cose, quel "blocco" di cui parlavo prima, e che forse però uso anche come scudo, come scusa nei confronti di ogni insuccesso; paradossalmente, è come se stessi usando una coperta infuocata per ripararmi dal freddo: per porre rimedio a un disagio, insomma, ne creo uno ben più grande.
Purtroppo non c'è rimedio, non posso certo cancellarLa dalla mente, e, se certo 9 mesi senza l'ombra di un minimo contatto, di qualunque tipo (non che prima non fossero radi) non hanno scalfito di un millimetro tutto quello che sentivo all'epoca, non vedo come la cosa potrebbe migliorare senza ulteriori dosi di dolore, goccie da stillare una dopo l'altra; ho visto anche un video che la riguardava, così, casualmente, un video "particolare", diciamo.
E l'effetto che ha procurato in me è stato quantomeno strano: un misto di rassegnazione, sorriso amaro, stupore, conditi con un barlume di consapevolezza; c'è da dire però, a conti fatti, che non è stato totalmente negativo, e forse dovrei partire proprio da quello. Forse, chissà.
Cambiando discorso, dopo tanto tempo, ho letto un libro. Un gran bel libro, mi sento di dire, uno dei migliori su cui abbia mai posato lo sguardo. Si chiama "Un altro giro di giostra", di Tiziano Terzani; il giornalista, a cui venne diagnosticato un cancro nel 1997, racconta del suo percorso attraverso la medicina tradizionale, accompagnata e sempre più sostenuta dalla saggezza indiana, cinese e in generale orientale, che ha modo di osservare, e di praticarne gli insegnamenti, nei 7 anni in cui lottò contro il suo male, prima di venire meno. E alla fine la ricerca di una cura del corpo viene abbandonata, per far posto a un altro tipo di ricerca, quella del bene spirituale, del bene superiore, di una spiritualità che trascende le varie religioni, che supera il suo stesso scetticismo, e che finisce per donargli una grande pace.
Non è certamente un libro "allegro", ma la lettura è stata oltremodo piacevole, oltre che istruttiva, sarà anche perchè, essendo stato toccato da piccolo da questo male, anche se da vicino e non in prima persona, e vista la predisposizione di cui la mia famiglia pare "godere", ho sempre sentito questa eventualità, il cancro, non certo come impossibile e lontana.
Forse però la cosa che più mi è piaciuta è il messaggio che traspare in tutte le pagine del libro: il giornalista dice infatti a più riprese di aer trovato la "sua" via, una cura dell'animo che vale solo e solamente per lui, e che su altri potrebbe non avere effetto. Lui si è comportato così, e ha raggiunto i suoi obiettivi, ma non tenta di proporla, o meglio di imporla, come via universale.
E non è questa forse la mia filosofia di vita? Non è forse quello che ripeto da tempo immemore ormai? Non è una delle poche cose su cui ho certezze assolute (buffa cosa, l'assolutezza nel relativismo!)?
E' bello trovare qualcuno che la pensa come me, soprattutto su un tema così caldo, importante e sentito, soprattutto se quella persona è una delle menti più rispettate, saggie e poliedriche del nostro tempo.
Già, poliedriche....
Per stasera credo di aver parlato abbastanza; è abbastanza tardi, e domani dovrebbe iniziare e svolgersi un'altra giornata di studio che, son pronto a scommettere, non si rivelerà tale.
Prometto però di sforzarmi a scrivere, e non lasciare nella desolazione questo spazio per così a lungo.
Perchè, in fondo, scrivere aiuta e mi piace.
Ho bisogno anche io della mia alba sull'Hymalaya...
In realtà non volevo scrivere fino a quando non sarebbe finito questo periodo di esami, che di certo non mi sta regalando soddisfazioni, ma solo tensioni, arrabbiature, e in generale ben pochi sprazzi di luce.
Ma passiamo oltre, chè non è questo di cui voglio trattare; so solamente che questa sera, che nulla ha di speciale, nulla ha di diverso rispetto, ho sentito forte il bisogno di tracciare-virtualmente parlando-poche, sparute righe su questa pagina, da troppo trascurata, ma non per questo dimenticata.
In questi mesi, da Novembre a questa parte, tante cose son successe, più a livello interiore che esteriore, senza fatti eclatanti, ma con tante, piccole "picconate"-per riprendere il discorso là da dove l'avevo lasciato- che hanno confermato i miei peggiori dubbi di allora.
La bestia del ricordo, come l'avevo definita, è tornata in tutta la sua forza, a ruggire, a dilaniarmi, e, alleandosi con tanti altri fattori, subdoli e maligni serpenti velenosi, mi ha fatto star male, precipitare in un abisso, toccare il fondo più volte e scavare, scendere ancora e ancora, con veramente poche speranze di riveder le "stelle", quelle stelle che erano state un breve intermezzo nell'anno, appena passato, che certo non mi ha regalato molte soddisfazioni.
Giorno dopo giorno, mi sembrava di essere tornato a qualche mese fa, con qualche problema in più, con qualche speranza in meno; e anche adesso, in queste ultimissime settimane, in cui posso dire di stare quasi "meglio", sarebbe sciocco non rendersi conto di come al massimo possa dirmi di trovarmi in una strana situazione, come fossi anestetizzato, senza sentire granchè stimoli del mondo esterno, ma pronto a immediati, e spesso non troppo brevi, risvegli, in cui tutto il freddo del mondo, pungente, sembra penetrare sotto la mia pelle.
Nei momenti in cui tutto è ovattato, mi sembra talvolta di essere ritornato anche qualche anno indietro (e oggi lo sembravo anche fisicamente!), mi sento come se avessi non più di 17 anni, ma con la maturità (?), quel pizzico d'esperienza in più e tutta quella disillusione dei miei quasi 20 anni.
In realtà il me attuale con i miei 17 anni c'entra poco o nulla.
Tre anni fa, amando e riamato una ragazza che, in quel momento e per quel momento, era indubbiamente "giusta", mi chiedevo proprio come sarebbe stata la mia vita in questo momento, quando, libero dalle pastoie liceali, mi sarei trovato ad affrontare problemi ben più grandi di un'interrogazione di filosofia.
Adesso che quei "problemi" li ho affrontati, che ho iniziato, volente e nolente, un altro tipo di vita, con il suo lato luminoso e l'inevitabile lato oscuro, mi viene da guardare un attimo indietro.
Quella ragazza non c'è più, ne sono passate altre, più o meno importanti, più o meno sentite, e adesso mi ritrovo, da quasi o forse più un anno, innamorato (forse!) senza la benchè minima speranza, un sentimento che ha fatto sì che non riuscissi a essere totalmente me stesso con quelle che son passate, o son state lì lì, per "passare" da queste parti, un sentimento che son riuscito quasi a cancellare per qualche mese, a bloccare sotto colate imponenti di cemento armato, forse a "dimenticare", ma che, come la peggior erba cattiva, è riuscito rompendo le sue gabbie, a riemergere in superficie e inorgoglirsi in tutta la sua venefica potenza.
Perchè in realtà è un'ossessione, la famosa uva che non potrò mai cogliere, e che per questo, mi appare non solo così invitante, ma allo stesso tempo così necessaria, imprescindibile per farmi godere appieno del vero significato di "gioia".
Idealizzazione? Sì, ma in negativo, che ha prodotto, fra le altre cose, quel "blocco" di cui parlavo prima, e che forse però uso anche come scudo, come scusa nei confronti di ogni insuccesso; paradossalmente, è come se stessi usando una coperta infuocata per ripararmi dal freddo: per porre rimedio a un disagio, insomma, ne creo uno ben più grande.
Purtroppo non c'è rimedio, non posso certo cancellarLa dalla mente, e, se certo 9 mesi senza l'ombra di un minimo contatto, di qualunque tipo (non che prima non fossero radi) non hanno scalfito di un millimetro tutto quello che sentivo all'epoca, non vedo come la cosa potrebbe migliorare senza ulteriori dosi di dolore, goccie da stillare una dopo l'altra; ho visto anche un video che la riguardava, così, casualmente, un video "particolare", diciamo.
E l'effetto che ha procurato in me è stato quantomeno strano: un misto di rassegnazione, sorriso amaro, stupore, conditi con un barlume di consapevolezza; c'è da dire però, a conti fatti, che non è stato totalmente negativo, e forse dovrei partire proprio da quello. Forse, chissà.
Cambiando discorso, dopo tanto tempo, ho letto un libro. Un gran bel libro, mi sento di dire, uno dei migliori su cui abbia mai posato lo sguardo. Si chiama "Un altro giro di giostra", di Tiziano Terzani; il giornalista, a cui venne diagnosticato un cancro nel 1997, racconta del suo percorso attraverso la medicina tradizionale, accompagnata e sempre più sostenuta dalla saggezza indiana, cinese e in generale orientale, che ha modo di osservare, e di praticarne gli insegnamenti, nei 7 anni in cui lottò contro il suo male, prima di venire meno. E alla fine la ricerca di una cura del corpo viene abbandonata, per far posto a un altro tipo di ricerca, quella del bene spirituale, del bene superiore, di una spiritualità che trascende le varie religioni, che supera il suo stesso scetticismo, e che finisce per donargli una grande pace.
Non è certamente un libro "allegro", ma la lettura è stata oltremodo piacevole, oltre che istruttiva, sarà anche perchè, essendo stato toccato da piccolo da questo male, anche se da vicino e non in prima persona, e vista la predisposizione di cui la mia famiglia pare "godere", ho sempre sentito questa eventualità, il cancro, non certo come impossibile e lontana.
Forse però la cosa che più mi è piaciuta è il messaggio che traspare in tutte le pagine del libro: il giornalista dice infatti a più riprese di aer trovato la "sua" via, una cura dell'animo che vale solo e solamente per lui, e che su altri potrebbe non avere effetto. Lui si è comportato così, e ha raggiunto i suoi obiettivi, ma non tenta di proporla, o meglio di imporla, come via universale.
E non è questa forse la mia filosofia di vita? Non è forse quello che ripeto da tempo immemore ormai? Non è una delle poche cose su cui ho certezze assolute (buffa cosa, l'assolutezza nel relativismo!)?
E' bello trovare qualcuno che la pensa come me, soprattutto su un tema così caldo, importante e sentito, soprattutto se quella persona è una delle menti più rispettate, saggie e poliedriche del nostro tempo.
Già, poliedriche....
Per stasera credo di aver parlato abbastanza; è abbastanza tardi, e domani dovrebbe iniziare e svolgersi un'altra giornata di studio che, son pronto a scommettere, non si rivelerà tale.
Prometto però di sforzarmi a scrivere, e non lasciare nella desolazione questo spazio per così a lungo.
Perchè, in fondo, scrivere aiuta e mi piace.
Ho bisogno anche io della mia alba sull'Hymalaya...
martedì 25 novembre 2008
4.0.2 Finis 2008, Novembre, Messed Up
Confuso, sì, sempre più.
Pochi se ne accorgono, forse nessuno, ma sto ritornando a stare male, a terra, senza vedere spiragli, occasioni, che potrebbero far cambiare tutto in meglio, far rientrare il tutto nei binari di quella contentezza che mi pervadeva non più tardi di qualche settimana fa.
Il problema è che mi son accorto sì di aver sbagliato diverse cose, e allo stesso tempo non aver le caratteristiche per superarne, e confrontarmi con successo, con altre, alle quali pure tenevo massimamente.
Soprattutto, mi rendo conto di stare ripetendo gli stessi, tragici errori di qualche mese fa, ma nonostante ciò non riesco a svoltare, a togliermi da questa strada per intraprenderne un'altra, che indubbiamente mi darebbe più soddisfazioni.
E tutte queste cose insieme formano un cocktail micidiale, davvero.
Si aggiunga a tutto ciò come mi senta sempre più "impacchettato", frazionato, frammentato in modo che la mia poliedricità rappresenti un elemento di confusione, non di orgoglio; ognuno mi vede diversamente, e sono ben pochi i punti di vista che sento miei.
Sarebbe una tragedia perdere me stesso, un'altra picconata in muro che di crepe ne ha ben poche.
"Love Will Tear Us Apart."
Perchè, a ben pensarci, ci soffro ancora, nonostante siano passati mesi, mesi e mesi senza alcun contatto, senza prolungare quella che, in fondo, era stata una cosa mai concretizzatasi.
Ma brucia, dannatamente, come se la bestia del ricordo, addormentata nei mesi scorsi, si stesse lentamente, e senza un motivo apparente, risvegliandosi ogni giorno di più.
E temo mai me la toglierò dalla testa, pur ben consapevole come non sia possibile una risoluzione positiva della questione.
Migliorerà tutto questo?
...è lo svantaggio di chi vive tutto troppo intensamente...
Pochi se ne accorgono, forse nessuno, ma sto ritornando a stare male, a terra, senza vedere spiragli, occasioni, che potrebbero far cambiare tutto in meglio, far rientrare il tutto nei binari di quella contentezza che mi pervadeva non più tardi di qualche settimana fa.
Il problema è che mi son accorto sì di aver sbagliato diverse cose, e allo stesso tempo non aver le caratteristiche per superarne, e confrontarmi con successo, con altre, alle quali pure tenevo massimamente.
Soprattutto, mi rendo conto di stare ripetendo gli stessi, tragici errori di qualche mese fa, ma nonostante ciò non riesco a svoltare, a togliermi da questa strada per intraprenderne un'altra, che indubbiamente mi darebbe più soddisfazioni.
E tutte queste cose insieme formano un cocktail micidiale, davvero.
Si aggiunga a tutto ciò come mi senta sempre più "impacchettato", frazionato, frammentato in modo che la mia poliedricità rappresenti un elemento di confusione, non di orgoglio; ognuno mi vede diversamente, e sono ben pochi i punti di vista che sento miei.
Sarebbe una tragedia perdere me stesso, un'altra picconata in muro che di crepe ne ha ben poche.
"Love Will Tear Us Apart."
Perchè, a ben pensarci, ci soffro ancora, nonostante siano passati mesi, mesi e mesi senza alcun contatto, senza prolungare quella che, in fondo, era stata una cosa mai concretizzatasi.
Ma brucia, dannatamente, come se la bestia del ricordo, addormentata nei mesi scorsi, si stesse lentamente, e senza un motivo apparente, risvegliandosi ogni giorno di più.
E temo mai me la toglierò dalla testa, pur ben consapevole come non sia possibile una risoluzione positiva della questione.
Migliorerà tutto questo?
...è lo svantaggio di chi vive tutto troppo intensamente...
giovedì 20 novembre 2008
4.0.1 Finis 2008, Novembre, Tra Un Esonero e l'Altro
Così è (e non se vi pare).
E' strano, ma non troppo, che domani abbia probabilmente l'esonero, tra i tre, più complicato, nonchè l'ultimo di questa sessione autunnale, e non abbia la benchè minima voglia di mettermi sui libri.
Andrò incontro a una debacle? Probabile, ma sinceramente non me ne importa molto.
E, sinceramente, anche se chiudessi questa pagina, troverei di certo un'altra scusa per divagare, per non fissare gli occhi su quelle pagine e far partire la molla della concentrazione, perciò tanto vale scrivere, cercando, fra le altre cose, di dare sollievo a quella strana sensazione che mi pervade da qualche giorno.
Non è per niente facile da spiegare, ma è come se sentissi il bisogno di fare qualcosa, senza però sapere assolutamente cosa. E l'effetto risulta simile a quando si è legati da qualche parte, e si vorrebbe a tutti i costi essere liberati, solamente che in questo caso i legacci son tutti nella mia testa, e perciò molto più difficile non solo da sciogliere, ma anche semplicemente da individuare.
Probabilmente l'eventuale lettore avrà in questo momento una impressione di grande confusione nella mia testa, è in effetti è proprio questo il punto; l'unica cosa che davvero avrei voglia di fare è riprendere a scrivere (chè le idee ci sarebbero, eccome), ma temo che alla fine si risolverà tutto in una bolla di sapone, come sempre (prima però dovrei re-iniziare a leggere, con costanza, suppongo).
In tutto questo, anche l'effetto benefico della chiaccherata-sfogo con Ilaria di qualche giorno fa è svanito, evaporato, e replicare temo non porterebbe lo stesso sollievo.
Chiarificherò con me stesso, davvero.
è bastata una telefonata di dieci minuti ad interrompere l'ispirazione...
E' strano, ma non troppo, che domani abbia probabilmente l'esonero, tra i tre, più complicato, nonchè l'ultimo di questa sessione autunnale, e non abbia la benchè minima voglia di mettermi sui libri.
Andrò incontro a una debacle? Probabile, ma sinceramente non me ne importa molto.
E, sinceramente, anche se chiudessi questa pagina, troverei di certo un'altra scusa per divagare, per non fissare gli occhi su quelle pagine e far partire la molla della concentrazione, perciò tanto vale scrivere, cercando, fra le altre cose, di dare sollievo a quella strana sensazione che mi pervade da qualche giorno.
Non è per niente facile da spiegare, ma è come se sentissi il bisogno di fare qualcosa, senza però sapere assolutamente cosa. E l'effetto risulta simile a quando si è legati da qualche parte, e si vorrebbe a tutti i costi essere liberati, solamente che in questo caso i legacci son tutti nella mia testa, e perciò molto più difficile non solo da sciogliere, ma anche semplicemente da individuare.
Probabilmente l'eventuale lettore avrà in questo momento una impressione di grande confusione nella mia testa, è in effetti è proprio questo il punto; l'unica cosa che davvero avrei voglia di fare è riprendere a scrivere (chè le idee ci sarebbero, eccome), ma temo che alla fine si risolverà tutto in una bolla di sapone, come sempre (prima però dovrei re-iniziare a leggere, con costanza, suppongo).
In tutto questo, anche l'effetto benefico della chiaccherata-sfogo con Ilaria di qualche giorno fa è svanito, evaporato, e replicare temo non porterebbe lo stesso sollievo.
Chiarificherò con me stesso, davvero.
è bastata una telefonata di dieci minuti ad interrompere l'ispirazione...
mercoledì 29 ottobre 2008
3.1.3 Primo Autunno, Università, Had Enough
No, non è che "ho abbastanza" di qualcosa, è che da un paio di giorni, e in particolare oggi, mi risuona costantemente in testa questa canzone degli Enemy. Il gruppo non rientra nemmeno lontanamente nella mia top10 (ma nemmeno top 20, 30..) e non entrerà mai nella storia, e la canzone stessa non è niente di speciale, e non significa niente per me, ma, nonostante ciò, non posso fare a meno di canticchiarla.
Per il resto, tutto e niente.
La didattica all'Università è bloccata, e rimarrà tale sino al 3 Novembre (non starò qui a discutere dei motivi, e sul fatto se sia giusto o meno, ché qui non ho la benchè minima intenzione di parlare di politica), e gli esoneri si avvicinano a grandi passi (se dovessero svolgersi come prevsito, dal 10 al 15 Novembre).
Che dire, sono altamente impreparato, e, in queste condizioni, sarà impossibile passarne più di uno (la sensazione di non capire niente a molte spiegazioni, e di vuoto totale davanti aifogli delle esercitazioni non è precisamente il massimo), ma nonostante ciò non riesco a mettermi a studiare con costanza-come dovrei- ; infatti, in ossequio alla mia natura pigra e cazzeggiatrice, tendo a divagare costantemente, lasciando che la mente vaghi dove ha più bisogno di indugiare.
Di certo, questi studi sono estremamente difficili, probabilmente più di qualunque altra cosa avessi potuto fare, ma non voglio che questo diventi un alibi per un eventuale fallimento e/o eccessive difficoltà nel cammino. E non lo diventerà, son sicuro.
Per il resto, la vita scorre tranquilla sed interessante, tra le ripetizioni che dò con cadenza settimanale (son già a 60€ guadagnati), Halloween (si legga: serata al Piper) che si avvicina, il Dvd di H.A.A.R.P. che, dopo un'attesa di più di un mese, è finalmente arrivato, i concerti a cui ho intenzione di assistere (per la cronaca, Los Campesinos 14/11, Babyshambles 14/12, Oasis 20/2-per ora) che si moltiplicano, un'università che-a livello umano, ché di quello didattico ho già abbondantemente parlato-mi sta regalando sempre più soddisfazioni, e tanti, tanti sogni, progetti che spero si concretizzino a breve, o quantomeno proverò a realizzare.
Certo è che, a parità di condizioni, tutto ha un sapore molto diverso rispetto a qualche mese fa.
Più...uhm, maturo direi (sì, forse è la parola giusta).
Son cresciuto, un'altra volta, sempre in fretta, ma questa volta senza che il processo sia stato generato, accompagnato e velocizzato da un trauma o qualcosa di spiacevole, anzi.
E, se da una parte son decisamente molto più adulto, dall'altra si è decisamente acuita quella mia vena di "follia", che però mi rappresenta solo in parte, e cela quell'aspetto di attento osservatore della realtà, e capace di ponderare attentamente ogni mossa, che ancora conservo, ma molto meno visibile.
Bisognerebbe capire quale delle due sarebbe importante mettere maggiormente in evidenza, in relazione a ciò che vorrei.
Sono un bel rebus, sì.
"...heeey heeey, whats the matter with your face, face
when you have it your way, way
wont you gimme some time to understand your mind
had enough, had enough..."
Per il resto, tutto e niente.
La didattica all'Università è bloccata, e rimarrà tale sino al 3 Novembre (non starò qui a discutere dei motivi, e sul fatto se sia giusto o meno, ché qui non ho la benchè minima intenzione di parlare di politica), e gli esoneri si avvicinano a grandi passi (se dovessero svolgersi come prevsito, dal 10 al 15 Novembre).
Che dire, sono altamente impreparato, e, in queste condizioni, sarà impossibile passarne più di uno (la sensazione di non capire niente a molte spiegazioni, e di vuoto totale davanti aifogli delle esercitazioni non è precisamente il massimo), ma nonostante ciò non riesco a mettermi a studiare con costanza-come dovrei- ; infatti, in ossequio alla mia natura pigra e cazzeggiatrice, tendo a divagare costantemente, lasciando che la mente vaghi dove ha più bisogno di indugiare.
Di certo, questi studi sono estremamente difficili, probabilmente più di qualunque altra cosa avessi potuto fare, ma non voglio che questo diventi un alibi per un eventuale fallimento e/o eccessive difficoltà nel cammino. E non lo diventerà, son sicuro.
Per il resto, la vita scorre tranquilla sed interessante, tra le ripetizioni che dò con cadenza settimanale (son già a 60€ guadagnati), Halloween (si legga: serata al Piper) che si avvicina, il Dvd di H.A.A.R.P. che, dopo un'attesa di più di un mese, è finalmente arrivato, i concerti a cui ho intenzione di assistere (per la cronaca, Los Campesinos 14/11, Babyshambles 14/12, Oasis 20/2-per ora) che si moltiplicano, un'università che-a livello umano, ché di quello didattico ho già abbondantemente parlato-mi sta regalando sempre più soddisfazioni, e tanti, tanti sogni, progetti che spero si concretizzino a breve, o quantomeno proverò a realizzare.
Certo è che, a parità di condizioni, tutto ha un sapore molto diverso rispetto a qualche mese fa.
Più...uhm, maturo direi (sì, forse è la parola giusta).
Son cresciuto, un'altra volta, sempre in fretta, ma questa volta senza che il processo sia stato generato, accompagnato e velocizzato da un trauma o qualcosa di spiacevole, anzi.
E, se da una parte son decisamente molto più adulto, dall'altra si è decisamente acuita quella mia vena di "follia", che però mi rappresenta solo in parte, e cela quell'aspetto di attento osservatore della realtà, e capace di ponderare attentamente ogni mossa, che ancora conservo, ma molto meno visibile.
Bisognerebbe capire quale delle due sarebbe importante mettere maggiormente in evidenza, in relazione a ciò che vorrei.
Sono un bel rebus, sì.
"...heeey heeey, whats the matter with your face, face
when you have it your way, way
wont you gimme some time to understand your mind
had enough, had enough..."
domenica 19 ottobre 2008
3.1.2 Primo Autunno, Università,19Ottobre
Non so, son stanco.
Intendiamoci, non una stanchezza mentale, che tanto mi aveva tormentato nella prima parte di questo 2008 (anno, per ora, buono, ma non eccellente), ma stanchezza fisica, di quella che parla al tuo corpo, e ti chiede di dormire, o comunque riposarti.
In effetti, non credo di essere mai stato così impegnato: l'università che mi impegna almeno tre giorni a settimana fino alle quattro di pomeriggio, le ripetizioni che ho iniziato a dare (e guadagnare 15 Euro all'ora, seppur una sola volta a settimana, per il momento), tutti quei libri che dovrei studiare (e spesso, non ce la faccio), il calcetto, i vecchi e nuovi amici, le prime feste universitarie e le classiche uscite (in tutto questo ci sarebbe da risolvere la questione-Flavio, che non sento più da quando ha litigato con Francesco: non vorrei pensasse ce l'avessi con lui perchè non mi sto facendo sentire, ma io continuo a comportarmi sempre allo stesso modo-d'altronde era sempre Francesco a tenere i contatti tra tutti noi).
Episodi-telenovela a parte, c'è da dire che è forse la prima volta, da quando questo spazio online ha vita, che sento un bisogno così pressante di scrivere, senza che poi abbia qualcosa di davvero nuovo e/o curioso da scrivere; potrei ad esempio parlare dei miei sentimenti, della situazione in cui mi trovi e della felicità che stia provando in questi giorni, ma, sinceramente, non mi va di espormi troppo questa volta, e in ogni caso, chi di dovere sa già come la penso, e, soprattutto, quello che sento.
In tutto questo è da 14 giorni che ascolto più o meno ininterrottamente Dig Out Your Soul, 7° LP degli Oasis, che ha segnato la rinascita del mio madferitismo (adoro creare neologismi), un po' affievolito nei mesi scorsi; non riuscirò, come sognavo, ad andare a Milano, causa esami universitari, e allora, data romana esclusa (aspetto CON ANSIA il 20 febbraio, considerando chi dovrebbe venire dal Nord Italia per il concerto!), credo non ne andrò a vedere altre, per risparmiare per altre trasferte milanesi, che come scusa, o, ancor meglio, pretesto, avranno qualche altro concerto, o qualche partita.
E, quando salirò nella capitale meneghina, fra le altre cose, non potrò esimermi dal vedere Ilaria, e rassicurarla, darle qualche consiglio e tirarla su di morale. Mi ha fatto male oggi sentirla così, stiracchiata, tesa, indecisa, probabilmente sull'orlo delle lacrime. Mi chiedo perchè, povera ragazza, lei che certo non ha avuto un campionario di sicurezze tali alle spalle da poterci costruire nemmeno le fondamenta di una capanna, anche questa volta, forse per lei la più importante, si sia trovata impelagata in una situazione equivoca, senza certezze. Chiunque provi a far male a mia sorella, se la dovrà vedere con me; anche se qui non leggerai mai, sappi che ti voglio un bene dell'anima (e so anche quanto ti imbarazzerebbe leggerlo).
E poi le devo far conoscere la ragazza che amo, che più conta per me, curiosamente quasi sua vicina.
Sì, grazie a quest'ultima saranno trasferte meravigliose, già lo so.
A presto.
"...everything I believe in,
it's telling me that I wanna more, more, more..."
Intendiamoci, non una stanchezza mentale, che tanto mi aveva tormentato nella prima parte di questo 2008 (anno, per ora, buono, ma non eccellente), ma stanchezza fisica, di quella che parla al tuo corpo, e ti chiede di dormire, o comunque riposarti.
In effetti, non credo di essere mai stato così impegnato: l'università che mi impegna almeno tre giorni a settimana fino alle quattro di pomeriggio, le ripetizioni che ho iniziato a dare (e guadagnare 15 Euro all'ora, seppur una sola volta a settimana, per il momento), tutti quei libri che dovrei studiare (e spesso, non ce la faccio), il calcetto, i vecchi e nuovi amici, le prime feste universitarie e le classiche uscite (in tutto questo ci sarebbe da risolvere la questione-Flavio, che non sento più da quando ha litigato con Francesco: non vorrei pensasse ce l'avessi con lui perchè non mi sto facendo sentire, ma io continuo a comportarmi sempre allo stesso modo-d'altronde era sempre Francesco a tenere i contatti tra tutti noi).
Episodi-telenovela a parte, c'è da dire che è forse la prima volta, da quando questo spazio online ha vita, che sento un bisogno così pressante di scrivere, senza che poi abbia qualcosa di davvero nuovo e/o curioso da scrivere; potrei ad esempio parlare dei miei sentimenti, della situazione in cui mi trovi e della felicità che stia provando in questi giorni, ma, sinceramente, non mi va di espormi troppo questa volta, e in ogni caso, chi di dovere sa già come la penso, e, soprattutto, quello che sento.
In tutto questo è da 14 giorni che ascolto più o meno ininterrottamente Dig Out Your Soul, 7° LP degli Oasis, che ha segnato la rinascita del mio madferitismo (adoro creare neologismi), un po' affievolito nei mesi scorsi; non riuscirò, come sognavo, ad andare a Milano, causa esami universitari, e allora, data romana esclusa (aspetto CON ANSIA il 20 febbraio, considerando chi dovrebbe venire dal Nord Italia per il concerto!), credo non ne andrò a vedere altre, per risparmiare per altre trasferte milanesi, che come scusa, o, ancor meglio, pretesto, avranno qualche altro concerto, o qualche partita.
E, quando salirò nella capitale meneghina, fra le altre cose, non potrò esimermi dal vedere Ilaria, e rassicurarla, darle qualche consiglio e tirarla su di morale. Mi ha fatto male oggi sentirla così, stiracchiata, tesa, indecisa, probabilmente sull'orlo delle lacrime. Mi chiedo perchè, povera ragazza, lei che certo non ha avuto un campionario di sicurezze tali alle spalle da poterci costruire nemmeno le fondamenta di una capanna, anche questa volta, forse per lei la più importante, si sia trovata impelagata in una situazione equivoca, senza certezze. Chiunque provi a far male a mia sorella, se la dovrà vedere con me; anche se qui non leggerai mai, sappi che ti voglio un bene dell'anima (e so anche quanto ti imbarazzerebbe leggerlo).
E poi le devo far conoscere la ragazza che amo, che più conta per me, curiosamente quasi sua vicina.
Sì, grazie a quest'ultima saranno trasferte meravigliose, già lo so.
A presto.
"...everything I believe in,
it's telling me that I wanna more, more, more..."
Iscriviti a:
Post (Atom)
